Dieci cose da fare a Jakarta (datele una possibilità e non vi deluderà)

Per un’ eterna indecisa come me è difficile persino scegliere quale maglietta comprare, figuriamoci quanto tempo posso metterci per definire un itinerario di viaggio.

Mentre con la Lonely Planet alla mano cercavo di decidere il programma per l’ Indonesia, non sapevo se concedere a Jakarta una possibilità o meno. Con chiunque parlassi di questa città ottenevo lo stesso risultato: un consiglio a lasciar stare e ad andarmene in fretta verso altre parti di Java. Eppure io ho voluto tentare (oltre ad essere indecisa, faccio spesso il contrario di quello che mi si dice di fare, diciamolo).

Quindi eccomi qui, a mesi di distanza, mentre cerco di raccogliere tra le dita almeno dieci ragioni per cui invece secondo me, a Jakarta vi dovreste fermare, eccome.

Sarò onesta e non vi venderò questa metropoli come una delle città più belle che abbia visto. E bisogna anche dire che, se avete già visto Bangkok, Jakarta vi sembrerà un’ inezia a confronto. Nonostante questo, a me Jakarta ha dato l’ impressione di essere una città che ha tanto da offrire: una città del Sud Est asiatico che trasuda profumo di Sud Est asiatico. Street food a gogo, centri commerciali del tutto occidentali in cui congelare anima e corpo, spiritualità negli angoli più impensati.

Nemmeno a dirlo: la Jakarta più bella è nei risvolti più antichi e nei cantoncini tradizionali, dove accanto alla morsa della modernità, rimane qualche traccia di com’era una volta. Proprio questi posti, sono i primi della mia lista.

1. INIZIATE DA KOTA 

Esiste una parte di Jakarta che ricorda i giorni delle invasioni olandesi: il quartiere che oggi viene chiamato Kota è ricco di testimonianze dell’ epoca coloniale. Quando all’ inizio del diciassettesimo secolo gli olandesi conquistarono la regione di Java, rinominarono la città di Jayakarta (nome scelto dai portoghesi per indicare una città gloriosa), in Batavia e vi costruirono canali ed abitazioni in stile olandese. Lo scopo dei coloni olandesi era quello di trasformare Jakarta in una Amsterdam delle Indie Orientali.

Jakarta non si è ancora costruita una sua identità che rimane invece del tutto precaria, perennemente in bilico tra le influenze della cultura cinese, le vecchie costruzioni in stile olandese che sono ancora ben visibili anche se in decadimento, e costruzioni fatiscenti che intervallano i grattacieli: immancabile elemento di una metropoli asiatica.

Questa parte di Jakarta, è sicuramente da vedere, soprattutto per osservare come il resto della città gli sia cresciuta attorno. Iniziate l’ esplorazione dalla stazione dei treni di Kota per arrivare fino alla piazza Taman Fatahillah: fulcro principale di Kota. Stando attenti al traffico travolgente, buttate il naso all’ insú per contemplare i palazzi anneriti dal tempo.

Fatahillah

2. GLODOK, IL QUARTIERE CINESE 

Da Kota, continuate la vostra passeggiata attraverso le vie della vecchia Jakarta procedendo verso Sud: raggiungerete presto la Chinatown di questa città. Anche se molto più piccola rispetto ad alcune sue gemelle asiatiche (vedi Yaowarat a Bangkok) Glodok è una parentesi piacevole in cui immergersi e partire alla scoperta di vicoletti nascosti, street food, trashate irresistibili e negozi che vendono ciò che si vende nelle Chinatown di tutto il mondo: rimedi naturali o tanto oro ed orologi.

Imboccate la strada incorniciata dalle lanterne rosse ed inoltratevi al suo interno. Proprio in questa strada inizia il mercato di Glodok: curiosare tra le merci esposte è senz’ altro uno dei modi per gustarsi questo quartiere vivace ed autentico. Ho trascorso qui una buona parte del mio pomeriggio, e non ho visto nemmeno un turista (strano!). Fatemi sapere se sono stata fortunata io o se è capitato anche a voi.

Chinatown Glodok

3. IL TEMPIO YAYASAN WIHARA DHARMA BHAKTI

Anche se in realtà fa parte del quartiere di Glodok, ho voluto dedicare a questo posto un posizione tutta sua. Io qui ho lasciato un po’ di cuore. E non dico per dire. Non me ne volevo più andare. La pace che si respira all’ interno di questo tempio non l’ ho trovata nemmeno nei posti più pregni di spiritualità a Bali. La cosa buffa è che il Dharma Bhakti se ne sta lì seminascosto, senza farsi notare, tanto che molto probabilmente non lo avremmo nemmeno trovato se non ci avesse accompagnati un vecchietto di Jakarta. E invece, una volta dentro, ci ha conquistati. E’ uno dei posti più emozionanti che abbia visto non solo durante il viaggio in Indonesia, ma in assoluto.

Il color rosso, estremamente acceso ricorre anche qui dentro, come in tutta Chinatown, ma in modo ancora più persistente. Gli incensi bruciano, le candele si consumano lentamente e i battiti rallentano. E’ possibile far pace con il mondo intero, in questo posto.

Il nonnino indonesiano che ci ha accompagnati al suo interno ci ha raccontato che in questo tempio si venerano contemporaneamente tre differenti religioni: quella buddista, quella taoista e quella confuciana.

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 4. JAKARTA DALL’ ALTO DI UNO SKY BAR

Della serie: “ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è Mastercard”. Per la nostra prima serata a Jakarta abbiamo scelto quello che ci sembrava il più economico tra gli sky bar della città. Bere qualcosa ammirando Jakarta dall’ alto è senza dubbio un ottimo modo per concludere una bella giornata di viaggio. Se poi siete una coppia, diventa anche estremamente romantico, il che non guasta.

Mentre ero lassù con gli occhi a cuoricino, mi sono mangiata le mani per tutte le volte che avrei potuto fare la stessa esperienza nelle altre città che ho visitato e invece non ci ho nemmeno pensato. Chissà cosa devo essermi persa a New York, Bangkok e Londra.

Il posto che abbiamo scelto noi è l’ Awan Lounge, in cima al Kosenda Hotel, su Jalan KH Wahid Hasyim, 127. Se prendete un taxi per arrivare fino a qui, per non fare impazzire il tassista ditegli pure che siete diretti al Kosenda Hotel, in modo che capisca al volo di cosa state parlando.

I prezzi dell’ Awan sono abbastanza contenuti, per quanto possano considerarsi contenuti i prezzi di un posto come questo se confrontati con il resto della città. Noi per due fruit juice (quindi analcolici) e un appetizer composto da garlic bread con un misto di salsine, abbiamo speso circa 15€.

Il cibo che propongono nel menù è molto gustoso, anche se, diciamola tutta: cosa importa di quello che si sta mangiando davanti una vista così?!

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5. IL MONAS E I GIARDINI

Nel cuore di Jakarta, in Merdeka Square, c’è una torre alta 132 metri, che domina lo skyline della città. Questa torre, chiamata Monument National (spesso abbreviato in Monas) simboleggia la battaglia di Jakarta nella conquista della propria indipendenza. E lo stesso significato è attribuito alla fiamma di bronzo che campeggia in cima al Monument National.

E’ possibile entrare all’ interno della torre ed arrivare fino in cima, anche se sarà un processo lento e doloroso. La fila è impressionante probabilmente perché l’ ascensore che conduce sulla fiamma, può portare al massimo 11 persone alla volta. Inoltre il Monas è aperto al pubblico solo tra le 8 e le 15. Se siete davvero intenzionati a salire, svegliatevi presto in modo da evitare file chilometriche. Noi abbiamo completamente sottovalutato l’ effetto attrattivo di questo posto, pensando di poterci presentare all’ ora di pranzo e di salire tranquillamente. Assolutamente no. Abbiamo desistito, ripiegando su una piacevole passeggiata nei giardini che circondano tutto il Monument National.

Questi giardini rappresentano una parentesi tranquilla dove trascorrere qualche momento di relax, soprattutto se sentite il bisogno di riossigenarvi in mezzo al verde.

Il costo del biglietto per salire in cima al Monas è di 15.000 rupie ed include anche l’ ingresso al National History Museum, situato nel tunnel che precede l’ entrata alla torre.

Per arrivarci, se non volete prendere un tuk tuk, potete arrivare tramite bus, scendendo all’ omonima fermata: Monas.

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6. UN GIRO IN UNO SHOPPING MALL

Jakarta ha alcuni dei più grandi centri commerciali di tutta l’ Asia. E’ triste dirlo, ma è molto più folkloristico uno shopping mall di quanto possa esserlo un tempio, in questa città. Per contro, troverete molti più turisti in giro per la vecchia Batavia, piuttosto che dentro un centro commerciale.

Io personalmente sono stata in due differenti mall: entrambi giganti e pieni di negozi tanto che per vederli tutti ci vorrebbe una giornata intera. Delle micro-città, insomma.

Quello che ho apprezzato io in questi mall, più che la pista da hockey, è stato il food court. E c’era da immaginarselo. Decine e decine di chioschetti che propongono ogni tipo di cibo: dalla cucina indonesiana a quella giapponese, indiana, cinese, malese, coreana. Un melting pot di tradizioni culinarie da tutta l’Asia. Passeggiando tra i vari ristorantini ho assistito persino alla preparazione dei noodles a mano: una cosa che sembra abbastanza complicata e che consiste nel lavorare a lungo la pasta e poi farla roteare in aria tenendo le due estremità del panetto con le mani. Sulla qualità non so dirvi molto in generale, ma i posti che ho provato io – dei chioschi che proponevano cibi della tradizione indonesiana in versione vegetariana – preparavano piatti che non avevano niente da invidiare ai banchetti di street food. Insomma il consiglio è sempre lo stesso: sperimentate, provate, assaggiate. E se ne avete le possibilità, fate shopping!

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7. PROVATE LA BRT: IL SISTEMA DEI BUS SUPER EFFICIENTE 

Jakarta ha un serio, serissimo problema di traffico. Ve lo raccontavo qui, nel post itinerario del mio viaggio in Indonesia. L’ ultimo giorno a Jakarta siamo rimasti imbottigliati nel traffico per ore e quindi abbiamo dovuto rinunciare a malincuore alla visita del Pasar Ikan, il mercato di pesce.

Nonostante ciò, non si può dire che non si siano impegnati per migliorare la situazione: a tale scopo hanno infatti ideato un sistema di bus chiamato BRT (Bus Rapid Transit). Questa linea di bus ha un corridoio preferenziale sulla strada, delimitato da grossi mattoni gialli. Il traffico in questo corridoio di strada non è consentito alle altre vetture. Lungo il corridoio che corre lungo tutta la città, sono dislocate le varie fermate: delle capannine dotate di panchine e con tre aperture che consentono di accedere ai bus nelle corrispondenti entrate.

L’ accesso alle fermate è consentito da dei tornelli che si apriranno solamente dopo che il biglietto sarà stato obliterato. Ad ogni fermata è presente un operatore, disponibile per ricaricare la scheda magnetica da cui verrà man mano scalato il costo della corsa.

Spostarsi in bus a Jakarta è semplice e sicuramente una buona alternativa al taxi o al tuk tuk. Nonostante i tempi di attesa tra un autobus e l’ altro non siano proprio brevi, a volte, si riesce comunque ad evitare il traffic jam. Da quando è stata messa a punto la BRT si è riscontrata infatti una diminuzione del tempo di viaggio nelle ore di punta di un’ ora.

8. UN’ ESPLORAZIONE DEI SUPERMERCATI

Come si fa a visitare qualsiasi posto diverso dalla propria nazione senza entrare in un supermercato?!

E’ una delle cose che mi piace di più fare quando viaggio: non solo si può capire molto riguardo le abitudini alimentari del paese che stiamo visitando, ma si possono dedurre altrettanto facilmente alcuni dei punti salienti di una cultura. Si dice spesso che gli asiatici hanno la fissa per la pelle, tanto che in Asia si trovano spesso prodotti per la cura dell’ epidermide che da noi nemmeno esistono.

Devo dire che per ora il primato di stranezze culinarie da supermercato lo vince la Thailandia, seguita poi dagli Stati Uniti. In Indonesia non ho trovato cose particolarmente bizzarre, anzi! I Seven Eleven di Jakarta sono pieni di cose succulente che vien voglia di assaggiare. Ricordo tantissimi tipi di caramelle diverse (chissà perché così tante) con dei gusti super invitanti. Conservo ancora l’ ultima caramella al tea verde, talmente buona che mi dispiacerebbe mangiarla.

E poi tanti biscotti: partendo dagli oreo al cocco o al burro di arachidi, proseguendo con tante varietà di biscotti fatti a mano che ancora ci sogniamo.

Se siete in giro per Jakarta di sera tardi e non riuscite a trovare nessun locale aperto per rifocillarvi, optate tranquillamente per un Pop Mie: i loro noodles istantanei. Non sono male e in mancanza d’ altro, considerate che esistono morti peggiori.

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9. IL MANGIARE DI STRADA 

Se siete onnivori non avrete assolutamente nessun problema a trovare qualcosa che vi piace tra i tanti banchettini sparsi per la città. Nei carrettini per strada e nei principali ristoranti troverete dei menù composti da non più di 10 parole combinate tra loro.

Eccole:

  • Ayam è il pollo;
  • Ikan è il pesce;
  • Lele è il pesce gatto;
  • Bakso sono le polpette (di carne o di pesce);
  • Pecel è un misto di verdure saltate in padella accompagnate da un salsa di arachidi che può essere servito con carne (di solito pollo) o pesce;
  • Nasi goreng è il buonissimo riso fritto con verdure e uova (solitamente all’ occhio di bue);
  • Bakar infine, significa grigliato.

Ora che sapete l’ ABC delle ordinazioni ed avete un’ idea di massima di cosa vi arriverà nel piatto, divertitevi ad assaggiare ogni volta qualcosa di nuovo o se siete poco coraggiosi, a cercare il nasi goreng perfetto.

Nota: se siete vegetariani, niente paura. Potrete felicemente ripiegare sul tempe: base di moltissimi piatti indonesiani e presente anche nei nostri alimentari biologici, che consiste in un impasto di fagioli di soia fermentati.

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10. FATE NUOVI AMICI 

Una delle cose che ho apprezzato di più dell’ Indonesia è senza dubbio la sua gente e il loro modo di essere. Nei nostri venti giorni abbiamo avuto modo di parlare e conoscere tantissimi indonesiani incuriositi dal nostro essere turisti. Vi racconterò poi delle scene memorabili a Borobudur e Prambanan, dove si era creata una fila di gente che voleva fare una foto insieme a noi (non esagero, si mettevano in coda!). A Jakarta siamo stati avvicinati da tante persone, desiderosi semplicemente di fare due chiacchiere e di conoscere noi in quanto turisti e le nostre abitudini. Se siete in difficoltà, vi serve un’ informazione, avete bisogno di orientarvi, potete contare tranquillamente su qualche passante, che vedendovi indeciso sul da farsi, si proporrà di aiutarvi.

Gli indonesiani in genere, fremono dalla voglia di intavolare un discorso con voi, magari per mettere alla prova il loro inglese o semplicemente per conoscervi. Quindi non abbiate paura di venire truffati: al contrario di altri paesi del Sud Est asiatico, è molto probabile che verrete avvicinati da qualche abitante del posto semplicemente per curiosità. Approfittatene e fate nuovi amici. Non è forse questa una delle cose più belle che possa accadervi in viaggio?

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