Itinerario (fotografico) di viaggio per l’ Indonesia: 20 giorni tra Java, Bali e le isole Gili

Questo post parla del mio itinerario di viaggio per l’ Indonesia: un tour di 20 giorni dove, con la dovuta calma che contraddistingue i miei (nostri) viaggi, abbiamo visitato più o meno tutto ciò che avevamo messo in programma.

Per me un viaggio è anche un’ occasione per rilassarmi e preferisco prendermi il mio tempo per fermarmi in un posto che mi piace particolarmente ed entrare meglio in contatto con ciò che mi circonda. Sicuramente questo itinerario potrebbe essere compresso e affrontato anche in sole due settimane, soprattutto per chi fosse disposto a rinunciare al mare. Noi abbiamo deciso, avendo tempo a disposizione, di concederci qualche giorno in più a Gili Meno (un’ isoletta paradisiaca nelle vicinanze di Bali), ma a posteriori credo che avrei optato per qualche giorno in meno qui e magari tre-quattro giorni per visitare Lombok.

Considerate che Bali ha delle dimensioni enormi e per visitarla con la dovuta calma ci vorrebbe oltre una settimana. Spostarsi all’ interno dell’ isola può essere complicato e dispendioso, quindi armatevi di santa pazienza e considerate il fattore “tempo di percorrenza”. Molte strade non sono asfaltate, mentre molte altre hanno delle vere e proprie voragini, che dovrete evitare quando guidate, soprattutto se in motorino.

Noi siamo arrivati a Jakarta perché ovviamente il volo internazionale verso la capitale era molto più conveniente rispetto ad altre parti dell’ isola. Essendo arrivati però il 2 Gennaio (che quest’ anno era festivo) abbiamo preferito ripartire con un volo domestico per Jogyakarta, per assistere alle celebrazioni del Compleanno di Maometto in questa città.

Questi sono i luoghi visitati durante il viaggio:

  1. Jakarta
  2. Yogyakarta → Borobudur → Prambanan
  3. Bali
  4. Gili Meno

Gli stessi luoghi principali sono contrassegnati nella cartina dai segnaposti con i rispettivi numeri. Mentre le stelline indicano le escursioni in giornata: Borobodur e Prambanan.

Il mio itinerario in Indonesia su mappa.

Il mio itinerario in Indonesia su mappa.

Questo, infine,  è l’ itinerario in generale degli spostamenti che abbiamo effettuato durante i 22 giorni di viaggio in Indonesia:

  • 1 Gennaio: volo da Roma a Jakarta;
  • 2 Gennaio: volo da Jakarta a Yogyakarta;
  • 5 Gennaio: viaggio in treno da Yogyakarta a Jakarta;
  • 7 Gennaio: volo da Jakarta a Bali;
  • 12 Gennaio: viaggio in pullman e in barca da Bali a Gili Meno;
  • 21 Gennaio: viaggio in traghetto e navetta da Gili Meno a Bali
  • 22 Gennaio: volo da Bali a Sydney.

A questo punto, non ci resta che partire! Pronti?

GIORNO 1: Da Jakarta a Yogyakarta (in aereo)

Arriviamo in aereo a Jakarta nel pomeriggio e ripartiamo subito per Yogyakarta. A Yogya in aeroporto prendiamo un taxi per l’ hotel (circa €6, prenotando direttamente dal banco dei taxi) e posati i bagagli andiamo a cena. Abbiamo scelto come hotel l’ Aloha Hotel, un buon posto dove fare base. Per tre notti prenotando una camera matrimoniale con una buona colazione al mattino, abbiamo speso 72€. Ve lo consiglio. Per la cena invece, siamo stati particolarmente fortunati: piovendo a dirotto ci siamo dovuti fiondare nel posto più vicino all’ hotel, entrando nel primo ristorantino sulla strada principale: il Warung Heru. Si è rivelato essere uno dei posti migliori tra quelli provati in viaggio. I prezzi sono nella norma: considerate dalle 25 alle 30 mila rupie per un piatto principale (tra €1,80 e €2,10).

GIORNO 2:

Tra il jet lag e le circa 48 ore di viaggio, accusiamo il colpo: così in quello che doveva essere l’ unico giorno da dedicare interamente all’ esplorazione di Yogya, alle 8 spegniamo la sveglia e ci giriamo dall’ altra parte. Ci svegliamo di soprassalto ad un orario imbarazzante. Usciamo e decidiamo di incamminarci per il centro, per assistere alle celebrazioni del Compleanno di Maometto nell’ Alun Alun: la piazza principale di Yogyakarta. Subito dopo decidiamo di farci portare sulla trafficata Malioboro Street: l’ arteria della città dove la sera è possibile cenare in uno dei caratteristici warung (modesti ristoranti da strada) e dove assistere al mercato. Sarà perché è un giorno di festa, ma dopo un paio d’ ore che camminiamo tra una folla indescrivibile, decidiamo di mangiare qualcosa e poi tornare in hotel. Mangiamo poco e male in uno dei ristorantini su Malioboro Street, e paghiamo anche molto di più (53 mila rupie per un solo piatto) rispetto alla sera prima. Unica volta da quando viaggiamo, in cui scegliendo il posto più “sgarruppato” rimaniamo delusi.

GIORNO 3:

Sveglia alle 6,30 e dopo una buona colazione in hotel, partiamo alla volta di Borobudur. Andy, l’autista che ci hanno consigliato in hotel, ci accompagna e ci aspetta all’ uscita del sito. Alla cassa acquistiamo in biglietto combinato (25€) che ci permette di visitare sia Borobudur che Prambanan, risparmiando rispetto all’ acquisto dei biglietti singoli. Passiamo così la mattina a scarpinare tra le bellezze di Borobudur e il pomeriggio tra quelle di Prambanan. Nonostante entrambi i siti siano letteralmente presi d’ assalto da turisti (la maggior parte indonesiani), riusciamo a ritagliarci degli attimi di pura contemplazione in questi posti così pregni di spiritualità.

Prambanan nel suo splendore.

Prambanan nel suo splendore.

Un pezzetto di Borobudur

Un pezzetto di Borobudur.

GIORNO 4:  Da Yogyakarta a Jakarta (in treno)

Oggi si ritorna a Jakarta, ma questa volta vogliamo fare le cose con calma e non perdere l’ esperienza di un viaggio in treno in Indonesia. Dopo aver viaggiato nelle carrozze di terza classe in Thailandia, vogliamo vedere cosa ci riserverà questa parte di Sud Est asiatico. Quindi trascorriamo otto ore di treno, immersi completamente nelle risaie. Solo ed unicamente risaie, per l’ intero tragitto.

La sensazione pacifica che ci pervade durante questo viaggio in treno, cessa di botto non appena arriviamo a Jakarta. Il traffico esagerato e rumoroso stride parecchio nelle nostre orecchie ormai abituate alla quiete dei giorni scorsi. Arriviamo nella capitale nel tardo pomeriggio, quindi abbiamo giusto il tempo di arrivare in hotel, sistemarci e uscire di nuovo che è già sera inoltrata. Andiamo a cena e poi ci concediamo un cocktail in un suggestivo skybar da cui ammiriamo lo skyline di Jakarta nel suo luccichio notturno.

Torniamo in hotel dopo l’una di notte. Per il nostro soggiorno abbiamo prenotato una camera matrimoniale con bagno privato all’ interno dell’ ostello Capsule Hotel Old Batavia. L’ abbiamo scelto perché dalle immagini sembrava un posticino carino e particolare e non siamo rimasti delusi. E’ curato e pulito, solo la colazione ci lascia un po’ insoddisfatti. I prezzi a Jakarta sono sicuramente più alti rispetto a Jogyakarta: per due notti con la prima colazione spendiamo 53€.

GIORNO 5:

Iniziamo la visita di questa città dal famoso Monument Nasional e i suoi giardini. Vorremmo salire in cima alla torre, ma la fila lunghissima e i tempi d’ attesa ci fanno desistere. Saliamo sul primo bus che passa e ci dirigiamo verso il quartiere di Kota: la parte di Jakarta in cui si trovano i maggiori resti dell’epoca coloniale. Passeggiamo per il colorato ikan (termine che descrive il “mercato” in indonesiano) ed arriviamo così a Fatahillah Square, il fulcro del quartiere.

Ci avviciniamo titubanti al famoso e tanto decantato Batavia Cafè, pensando che si tratti di una trappola per turisti. Ma suona una musica che ci trascina al suo interno, come il canto delle sirene. Una volta varcata la soglia, ci ritroviamo in un’ atmosfera coloniale assolutamente affascinante.

Dopo una breve sosta al Batavia Cafè (due cocktail analcolici 6€), proseguiamo camminando verso Glodok, il quartiere cinese di Jakarta. Prima di arrivare a destinazione ci si affianca un simpatico vecchietto tutto sdentato, e dopo un po’ di conversazione arriviamo tutti e tre in Chinatown.

Ad attenderci un mercato brulicante di vita: colori sgargianti e frutti dalla forma strana sono esposti in modo scenografico, con tanto di illuminazione ad effetto. Ci inoltriamo tra le bancarelle e camminando lentamente arriviamo dopo poco al bellissimo Vihara Dharma Bhakti: il tempio che diventerà per noi, uno dei più belli mai visti finora. 

Passiamo al suo interno un’ oretta buona e quando usciamo, sta già facendo buio. Decidiamo allora di ritornare all’ inizio del mercato per assistere all’ accensione delle lanterne.

Essendo ormai sera, prendiamo due bus in direzione del Mall Taman Anggrek: vogliamo vedere fino a dove arriva il lusso in quello che sembra essere un mega centro commerciale. Una volta qui, troviamo un ristorantino che prepara specialità indonesiane del tutto vegetariane e ci fermiamo per la cena.

Cafè Batavia a Jakarta

Un dettaglio del Cafè Batavia.

Zuppa di cobra, anyone?

Chinatown e le sue “specialità culinarie”.

GIORNO 6: Da Jakarta a Bali (in aereo)

Oggi ci svegliamo, richiudiamo i nostri zaini e li prepariamo per l’ aereo che abbiamo nel pomeriggio. In reception ci consigliano di partire dall’ hotel in direzione aeroporto con largo anticipo, a causa del traffico che può esserci nelle ore di punta a Jakarta. Quindi, nonostante il nostro volo non parta prima delle 19 passate, ci facciamo prenotare un taxi per le 15!

Nel frattempo decidiamo di dare un ultimo sguardo alla città e io non vorrei perdere assolutamente il Pasar Ikàn, il mercato del pesce. Usciamo dall’ hotel, ci dirigiamo alla fermata del bus e cominciamo ad attendere il primo dei due mezzi che dovrebbero portarci nella zona del porto, teatro del mercato. Il primo bus arriva in mega ritardo e una volta saliti, capiamo subito il perché: stamattina tutta Jakarta procede a passo d’ uomo, il traffico è tremendo. Rimaniamo imbottigliati per due ore prima su un bus e poi sull’ altro. Tanto che ad un certo punto decidiamo di scendere e di continuare in taxi, sperando in qualche deviazione.

Vediamo che la musica non cambia, purtroppo e a malincuore, decidiamo di tornare verso il centro: il pericolo è quello di arrivare fino al mercato e poi non riuscire a tornare in tempo in hotel.

Un po’ delusi, salutiamo Jakarta con una passeggiata nei giardini del Monument Nasional e con un mango che ci fa scordare tutta la delusione di una mattinata passata sui bus a guardare il traffic jam. 

Fortunatamente arriviamo in hotel giusto in tempo per prendere il taxi, che in un’ ora abbondante ci porta in aeroporto. L’ aereo Air Asia, è in ritardo, come la volta scorsa. Ma pazienza.

Arriviamo a Bali Denpasar a mezzanotte e ci facciamo portare ad Ubud. Dopo un’ ora di taxi (35€, prenotandolo al solito banchetto dell’ aeroporto) siamo in hotel. Bali ci accoglie nel buio e nel silenzio: per strada non c’è quasi nessuno. Aspetteremo domani per vederla nel pieno del suo splendore.

Per Bali abbiamo scelto un piccolo homestay realizzato con la tipica architettura balinese: il Kori Bali Inn 2, nel cuore di Ubud. Il costo di una matrimoniale per cinque notti e prima colazione con frutta fresca, pancakes alla banana, tè e caffè illimitati è di 70€.

GIORNO 7: 

La giornata inizia con una colazione in terrazza vista risaie in questo homestay tutto particolare: le pareti della nostra stanza sono realizzate con il bamboo intrecciato e la porta che separa la camera da letto dal terrazzo esterno è intarsiata con bellissimi motivi floreali dai colori pastello. Ci rilassiamo in terrazza e decidiamo cosa visitare con calma. La prima cosa che vogliamo fare è dirigerci alla Monkey Forest, in fondo alla via principale di Ubud.

Passeggiamo con calma nella viva Monkey Forest Road e lo sguardo ci cade su mille cose diverse: ci sono un sacco di negozietti pieni di cose colorate, molte fatte a mano e di design. Lentamente arriviamo alla Foresta delle Scimmie e ci addentriamo in quello che ci sembra da subito un luogo assolutamente particolare. La magia del posto purtroppo viene smorzata dai soliti soggetti irrispettosi che si divertono a provocare le scimmie in quella che è prima di tutto la loro casa. Passiamo quasi tutto il pomeriggio in questo angolo di Bali. Poi conosciamo una signora australiana con cui chiacchieriamo per quasi due ore.

Ripercorriamo tutta la Monkey Forest Road per dirigerci all’ Ubud Palace: il Puri Saren su Jalan Raya Ubud.

Subito si fa notte e dopo una doccia per lavarci di dosso l’ umidità di Bali, passiamo la serata in un ristorante affacciato sulle risaie. Di notte i campi di riso sono ancora più belli.

Scimmie indaffarate alla Monkey Forest di Ubud.

Scimmie indaffarate alla Monkey Forest di Ubud.

Ristorante ad Ubud con vista sulle risaie

Cena con vista risaie.

GIORNO 8:

Ci alziamo all’ alba per fare un’ incursione all’ Ubud Market, il famoso mercato nel cuore di questa parte dell’ isola. Mentre dalla tarda mattinata questo luogo diventa un posto pieno di venditori di souvenir (come ce ne sono tanti a Bali), durante le prime ore della giornata è un posto dove i colori, gli odori e i tanti cibi da assaporare la fanno da padroni. Non potevamo iniziare meglio questo giorno. Ancora Bali sta dormendo e noi con gli occhi pieni della vera vita balinese torniamo nella nostra guesthouse; mentre camminiamo incontriamo tante donne che iniziano la loro giornata esponendo all’ esterno di abitazioni e negozi le tipiche offerte. Accendono l’ incenso e l’ odore di questi bastoncini si diffonde in tutti i vicoli di Ubud.

Semplicemente Sud Est (Ubud Market)

Semplicemente Sud Est (Ubud Market)

Dopo una bella colazione noleggiamo un motorino (per un giorno €5) che ci porterà a zonzo nella parte nord Bali per tutta la giornata. Arriviamo prima al tempio di Gunung Kawi, poi riprendiamo lo scooter e decidiamo di avventurarci per l’ isola, cercando di orientarci alla bene e meglio e di raggiungere in qualche modo le famose risaie terrazzate di Jatiluwih. In realtà ci rendiamo conto che le distanze a Bali sono molto più ampie di quello che pensavamo e dopo ore ed ore passare ad evitare le grosse buche sull’ asfalto che caratterizzano quasi tutte le strade dell’ isola, arriviamo a Jatiluwih. Questo posto ci lascia senza parole e la vista che ci offre, ripaga la fatica e il mal di schiena per arrivare fin qui.

Arriviamo a Jatiluwih mentre sta per tramontare e l’ essere qui in questo momento della giornata rende il tutto ancora più speciale. Purtroppo però ci rendiamo conto che non riusciremo a visitare il tempio Pura Ulun Danu Bratan, che avevamo incluso nel nostro tour per oggi. Questo tempio che si affaccia sul lago, è situato a 20 km ancora più a nord rispetto a Jatiluwih. Avremo un motivo in più per ritornare a Bali, un giorno e siamo comunque contenti di aver “perso tempo” girovagando in autonomia: a volte perdendosi si scoprono realtà inaspettate che valeva la pena vedere.

Jatiluwih risaie

Jatiluwih: Patrimonio UNESCO.

Le risaie di Jatiluwih

La pace dei sensi nelle risaie di Jatiluwih.

GIORNO 9:

Oggi ci dedichiamo ad un tour nel sud dell’ isola, programmato al nostro arrivo insieme ad un ragazzo della Guesthouse che ci accompagnerà in auto nei posti che vogliamo visitare. Iniziamo la giornata dal tempio di Tanah Lot, che vediamo durante l’ alta marea. Questo è indubbiamente uno dei luoghi più turistici e frequentati di Bali, ma nonostante l’ enorme flusso di gente che si riversa quotidianamente in questo tempio, vale la pena dedicare del tempo per visitarlo. Troviamo posto su una delle scogliere che si tuffano sul mare e ci godiamo il momento.

Il tempio di Tanan Lot

Il tempio di Tanah Lot

Ripartiamo alla volta del Blue Point: un pezzo di costa dell’ isola dove l’ acqua diventa di un azzurro fluo. Scendiamo delle gradinate lunghissime ed irregolari, circondati da surfisti che si dirigono nella nostra stessa direzione. Raggiunta la fine delle scalinate entriamo in una sorta di piccola grotta, in cui arriva la risacca.

Ci dirigiamo infine al Tempio di Uluwatu: un tempio in cima ad una scogliera che si affaccia su un’ altra sfumatura di blu. Prima di entrare ci vengono consegnate delle fasce di raso con cui cingerci la vita e ci viene ricordato di prestare attenzione agli occhiali, alle macchine fotografiche, ai cellulari. Questo tempio è la casa di un nutrito gruppo di macachi che si diverte a fare scherzetti ai visitatori, rubando i loro effetti personali.

Ci avventuriamo tra la fitta vegetazione che avvolge questo luogo e scopriamo angolini bellissimi e pacifici. Ovviamente i turisti non mancano neanche qui e non manca nemmeno chi si scatta foto particolarmente significative non appena gli spazi lo permettono.

Pose artistiche ad Uluwatu Temple

Pose artistiche ad Uluwatu Temple.

Torniamo alla guesthouse nel tardo pomeriggio e ci accordiamo con un tassista di Ubud per farci portare al mercato notturno di Gianyar, non lontanissimo da Ubud. Abbiamo letto cose molto positive su questo posto e la Lonely Planet lo descrive come un ottimo luogo per assaggiare la cucina balinese. Tra le specialità culinarie tipiche di questo mercato c’è il cosiddetto suckling pig: il maialino da latte cotto sul girarrosto.

Noi proviamo di tutto e ci sediamo ad una bancarella dove né gli astanti, né i gestori parlano una parola di inglese. Ci facciamo capire a gesti e riusciamo ad ordinare. Satolli e deliziati da quello che abbiamo mangiato, facciamo un ultimo giro per le bancarelle e ci fermiamo ad osservare le donne balinesi che intrecciano i cestini per le offerte e le riempiono con i fiori.

Strane salsicce e tanto maialino nelle bancarelle del Gianyar.

Strane salsicce e tanto maialino nelle bancarelle del Gianyar.

Il Suckling Pig balinese

Il Suckling Pig balinese.

Offerte religiose al mercato di Gianyar.

Offerte religiose al mercato di Gianyar.

GIORNO 10:

L’ ultimo giorno a Bali prima di dirigerci alle Gilis lo passiamo girovagando in scooter attorno ad Ubud. Questa parte dell’ isola ci affascina più delle altre e vogliamo conoscerla meglio. Facciamo tappa al Pura Taman Saraswati (o Water Temple) che inseriamo nella lista dei luoghi più belli visti nel nostro viaggio indonesiano e giriamo per il centro ed i negozietti della Jalan Monkey Forest.

Dopo una breve puntatina al villaggio di Mas, la parte artigianale di Bali dove si concentrano le botteghe degli intagliatori di legno, ci dirigiamo verso Petulu. In questa zona di Ubud, verso sera volano gli aironi di ritorno dalle risaie. Il perché questi uccelli abbiano scelto questa parte dell’ isola come loro base rimane un mistero. Gli abitanti di Petulu però hanno pensato di voltare la cosa a loro favore, facendo pagare un ingresso per poter entrare nella via dove si concentrano gli aironi. Il fortissimo odore di guano e le migliaia di piume svolazzanti rendono questo posto poco piacevole a mio avviso. E beccarsi qualche benedizione dall’ alto è quasi certo. Proprio per questo motivo la visita di Petulu rischia di trasformarsi in una veloce gincana per cercare di evitare le cacchette di questi uccelli che immancabilmente, faranno centro prima o poi.

Ma nella vita bisogna provare di tutto, o no?

Infine raggiungiamo le risaie di Ubud: ci fermiamo più e più volte ad ammirare quello che ci circonda. E salutando Ubud con questa immagine negli occhi, ce ne torniamo verso “casa”.

Il Water Palace di Ubud

Il Water Palace di Ubud

GIORNO 11: Da Bali a Gili Meno (in barca)

Bali è sotto una pioggia battente da ieri sera e noi di prima mattina prendiamo il pulmino che poi ci condurrà al porto dove ci imbarcheremo per le isole Gili.

Dopo un’ ora di pulmino, un’ ora di attesa al porto, un’ ora e mezza di traghetto veloce, arriviamo a Gili Trawangan. Una volta qui dobbiamo attendere altre tre ore prima di poter prendere la prima barchetta che ci porti a Gili Meno. Tra tutto arriviamo sull’ isola che ormai sta per tramontare. Ci facciamo portare nella nostra sistemazione da un carretto trainato da un cavallo. L’ isola infatti è minuscola, ma non ci sono mezzi a motore: solo carri e biciclette. Relax totale.

Abbiamo scelto Ana’s Warung come posto per dormire nelle prossime nove notti. Ci siamo orientati su questo posto perchè si affaccia proprio sul tratto di barriera corallina che abbraccia la parte nord-est dell’ isola. Le camere sono molto carine e il personale (gestori a parte) è molto accogliente. Per nove notti nel bungalow base, inclusa la colazione (niente di speciale) paghiamo €250.

Una nota va fatta per i prezzi: alla Ana’s Warung costa tutto molto: dai pasti (anche’ essi niente di che, come la colazione) agli snack, alle bottiglie d’ acqua. Conviene senz’ altro fare due passi nel centro dell’ isola ed infilarsi in uno dei pochi mini market che vendono snack e bevande: pagherete tutto molto meno. Un ulteriore consiglio è quello di comprare già a Bali maschera, snorkel e pinne se non volete evitare di doverli noleggiare o di comprarli ad un prezzo spropositato nell’ unico posto che li vende, vicino al pontile dove attraccano le barche.

GIORNI 12 – 20 

Esploriamo l’ isola in lungo ed in largo: camminiamo ore per i sentieri che la attraversano, lungo la costa, proviamo ogni giorno un nuovo warung (e stiliamo la nostra personale classifica). Visitiamo il lago salato al centro di Gili Meno e le sue mangrovie. Facciamo snorkelling davanti alla nostra guesthouse, nuotiamo con le tartarughe e ci godiamo ogni sera un tramonto diverso. Dopo cena torniamo in hotel illuminando le stradine dell’ isola con la luce dei nostri cellulari, soprattutto per evitare di schiacciare i tanti paguri che attraversano lentamente i sentieri. Leggiamo tanto, dormiamo tanto, ci rilassiamo completamente. La mattina ad aspettarci c’è la colazione nel gazebino che guarda il mare. La vista, anche qui meravigliosa, ci fa pensare meno ai pancakes di Ubud, che usiamo ormai come metro di misura :-).

Pasti con vista a Gili Meno.

Pasti con vista a Gili Meno.

La spiaggia di Meno.

La spiaggia di Meno.

GIORNO 21: Da Gili Meno a Bali (in traghetto)

Torniamo a Bali, ma quello che dovrebbe essere un viaggio di qualche ora, a causa del maltempo e delle mare mosso si trasforma in un viaggio della speranza. Tra attese e ritardi, riusciamo ad arrivare a Bali solo nella notte: invece di un veloce trasferimento in motoscafo e un’ oretta di pulmino per raggiungere Legian, prendiamo due traghetti, due pulmini sgarruppati, impiegandoci una giornata intera. Stravolti, una volta in hotel ci fiondiamo a dormire.

Per quest’ ultima notte di viaggio scegliamo il The Sun Hotel & Spa di Legian: €24 per una notte.

GIORNO 22

Questa sera prenderemo il volo da Bali Denpasar a Kuala Lumpur e nella mattinata di domani voleremo a Sydney.

Ci prendiamo questa mezza giornata per esplorare Legian, la parte più casinara dell’ isola subito dopo Kuta e Seminyak. Prenotiamo un massaggio balinese nella Spa del nostro hotel per l’ ora di pranzo. Rimaniamo incantati da questo tipo di massaggio: è quello più soft e rilassante tra tutti quelli che abbiamo provato fino ad ora.

Nel primo pomeriggio girovaghiamo tra le vie principali della zona e facciamo l’ ultimo shopping pre-partenza. Bali è piena di prodotti di artigianato che vale la pena portarsi a casa.

Con gli occhi pieni di Indonesia ed uno zaino sempre più pesante, prendiamo un taxi per l’ aeroporto di Denpasar. Siamo tristi di partire, ma al contempo eccitati perché una nuova avventura ci aspetta: in nottata raggiungeremo Kuala Lumpur e domani sera Sydney. Non vediamo l’ ora.

Qualche informazione sui costi del viaggio

L’ Indonesia, come quasi tutto il Sud Est asiatico, è una meta relativamente low cost. Ce n’é per tutti i gusti: se decidete di viaggiare senza lussi dovreste riuscire a cavarvela rimanendo poco sopra ai 1000 euro. Noi in tre settimane abbiamo speso circa €1200 a testa, ma perché abbiamo dovuto aggiungere anche un doppio spostamento tra Jakarta e Jogyakarta. Ciò che influisce sicuramente sulla spesa sono proprio gli spostamenti: anche se c’è la “santa” Air Asia, ogni volo interno non costerà meno di €50-60. I treni costicchiano (sicuramente di più rispetto alla Thailandia, mio unico termine di paragone asiatico) e gli standard non sono poi così elevati.

Su Gili Meno le accomodation sono più care rispetto ad Ubud o ad altre località di Bali e Lombok, ma era da mettere in conto. Comunque la nostra sistemazione ci ha soddisfatti nel complesso: un buon rapporto qualità-prezzo. Nel resto del viaggio invece siamo sempre stati più che contenti degli standard elevati degli hotel se paragonati ai prezzi irrisori. Abbiamo sempre prenotato delle camere matrimoniali con il bagno privato e tutte comprendevano già la colazione.

Anche per il cibo non spenderete più di €10-20 al giorno se optate per lo street food, modesti warung e locali che non siano all’ ultimo grido.

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8 pensieri su “Itinerario (fotografico) di viaggio per l’ Indonesia: 20 giorni tra Java, Bali e le isole Gili

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